Atei Anonimi (Salmo 14)

ATEI ANONIMI (SALMO 14)

Molti, nel corso dei secoli, si sono prefissati un obiettivo: annientare la chiesa. Evidentemente non avevano letto ciò che la Bibbia dichiara a riguardo: “Lo stolto ha detto nel suo cuore: Non c’è Dio…” (v. 1)

La follia umana (v. 1)

Non tutti gli atei dichiarano pubblicamente il loro stato. Il Salmo 14 introduce una distinzione fra le persone che con la loro condotta, piuttosto che con i discorsi, evidenziano il rifiuto di credere in Dio. L’ateismo è anonimo perchè lo stolto non si rivolge a un uditorio, ma medita “nel suo cuore”. Ogni volta che agisco in maniera incoerente rispetto al carattere di Dio o alla Sua volontà per la mia vita, vado ad ingrossare le fila degli “atei anonimi”. La mia condotta è lo specchio di ciò in cui realmente credo. Vi sono molte sacche di resistenza a Dio nella tua vita? Luoghi che frequenti, azioni che compi, pensieri che rimugini? Senti ancora l’approvazione divina, il desiderio “ben fatto” pronunciato alla presenza di Dio? Il capitolo 1 dell’Epistola ai Romani enfatizza il Salmo 14: “Infatti quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro… Dicendovi savi, son divenuti stolti … Non si sono curati di ritenere la conoscenza di Dio” (vv. 19,22,28). L’affermazione “non c’è Dio”, sia essa proclamata verbalmente o manifestata in scelte di vita, è reputata nella Parola del Signore come un irresponsabile gesto di sfida.

L’investigazione divina (vv. 2, 3)

Dio vede e conosce. Egli “ha riguardato dal cielo sui figlioli degli uomini” (v.2). Nulla sfugge alla Sua attenzione. Egli sa che “tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti, non v’è alcuno che faccia il bene, neppure uno” (v.3). La società contemporanea qualifica l’insegnamento biblico sulla corruzione umana un precetto antiquato e superato. La Parola di Dio, però descrive tutti gli uomini come peccatori e la nostra condizione umana irreparabilmente rovinata. Dio ha rinunciato a sanare la razza umana, e l’ha abbandonata a causa della sua mortale follia e malvagità (cfr. Romani 1:16, 17). L’ateismo non può formare una società nobile. Qualcuno ha detto: “Senza Dio l’uomo cade; senza Dio la società marcisce”. Quando la gente si comporta come se il Signore non esistesse, la famiglia e la società si sgretolano.

L’accusa divina (vv. 4-6)

Le investigazioni di Dio portano a due accuse contro l’ateismo: maltrattamento del popolo di Dio (v. 4) e oppressione del povero (v. 6). Dio ha preso nota di ogni forma di oppressione e di dispotismo; ha preparato tutti i capi d’accusa contro costoro per il gran processo nel giorno del giudizio. Eppure, se allontano la presenza del Signore da ogni decisione o aspetto della mia vita, anch’io danneggio il popolo di Dio. Quando l’egoismo siede sul trono al posto di Dio, tratto gli altri come pasto per le prede; appagando soltanto i miei bisogni, non faccio nulla per nutrire i poveri. Nello specchio della Scrittura il mio egoismo dovrebbe farmi prendere “da grande spavento”(v. 5). Davanti a Dio sono responsabile della mia condotta. Lo sei anche tu!

Il rimedio divino (v. 7)

Qual’è la risposta alla follia di coloro che negano Dio? Davide grida: “Chi recherà da Sion la salvezza d’Israele? (Qui puoi mettere il tuo nome). Quando l’Eterno ritrarrà dalla cattività il Suo popolo, Giacobbe festeggerà, Israele si rallegrerà” (v. 7). Pertanto il Salmo 14 non termina con il giudizio, ma con la grazia. Secoli dopo, Gesù viene come risposta alla preghiera di Davide per la salvezza (cfr. Matteo 1:21). La smentita alla reiterata negazione dell’esistenza di Dio e alla morte della Sua Chiesa proviene dell’annuncio della salvezza per mezzo di Gesù Cristo, che risuona ancora oggi a beneficio di migliaia di persone.

Questo salmo ci ricorda che, alla fine, è sempre Dio a prevalere. Una gioia eterna aspetta coloro che, al contrario degli stolti, riguardano a Gesù e affermano: “… Signor mio e Dio mio!” (Giovanni 20:28). Affidiamoci al Signore, e chiediamoGli di essere presente in ogni momento, in ogni pensiero, in ogni parola e azione della nostra vita.

(un Salmo per Oggi di George O. Wood)

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