Il tempo della disciplina

IL TEMPO DELLA DISCIPLINA

“Beato l’uomo che Dio castiga! E tu non disdegnare la correzione dell’Onnipotente” (Giobbe 5:17)

Dio ci corregge mediante la Sua Parola. Tendi l’orecchio, per udire in modo diretto la voce del Signore. Essa è il sale che risana, che raggiunge velocemente le ferite e le purifica. La Parola è la lampada con la quale il Signore scruta l’anima per potersi rivelare ai cuori. Quelli che trascurano la Parola di Dio si attirano la Sua condanna e si rivelano sordi alla voce della Sua disapprovazione. Essi perseverano nelle loro trasgressioni, senza prestare ascolto a Colui che impartisce l’ordine di fermarsi. Dio corregge ritirando il Suo Spirito. Una dopo l’altra, le facoltà spirituali sono colpite: occhio e orecchio perdono la loro sensibilità: la mano della fede si paralizza. La preghiera diventa una mera formalità, una sorta di formula magica da ripetere meccanicamente, anziché l’espressione di una comunione vivente con Dio. Il Re non ci concede udienza, proprio a noi, che eravamo soliti entrare nella sala del convito e sederci sotto l’insegna del Suo amore. I mezzi della grazia perdono la loro attrazione. Invece della potenza racchiusa nel nome del Salvatore e della dolcezza del Suo amore rimangono sensazioni umane, esercizi intellettuali, dimostrazioni di eloquenza, mentre l’anima, pressoché dimenticata, muore di fame. L’opera di Dio diventa una fatica e un peso: non c’è unzione dall’alto, e la rugiada della Sua benedizione non scende più su di noi. La presenza e il favore del Signore diventano meri ricordi, il peccato e l’indulgenza verso sé stessi sono tollerati con crescente facilità. Sopra quell’anima arida si raccolgono per tutta la notte i tuoni, guizzano i lampi e infuria la tempesta: eppure il mattino seguente tutto è nuovamente riarso. Queste sono le dirette conseguenze: la desolante perdita del senso della vita, la privazione del vero riposo. Questo genere di persone va incontro a una miseria che si ripercuote sulla chiesa, sul pastore, sulla famiglia e sul prossimo. Non c’è nulla di più triste di una persona che ha gustato la bontà del Signore e che ha preferito il mondo, di un uomo in cui lo Spirito Santo ha dimorato, ma che ora rimane nella solitudine più arida e che cerca invano chi possa occupare il trono vacante del proprio cuore. Se questo è il tuo caso, ringrazia Dio per la Sua correzione, per la Sua pazienza. Egli desidera che tu torni a Lui con la preghiera: “Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi lo spirito tuo santo” (Salmo 51:11). Il tempo della disciplina di Dio dipende da noi. Nel momento in cui ci arrendiamo a Lui, Egli si arrende a noi.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

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